Pranopratica o Pranoterapia?
Pranopratica o Pranoterapia

Pranopratica o Pranoterapia?

Pranopratica o Pranoterapia?

Se sei arrivato a questo articolo, surfando tra le pagine del web, probabilmente è perché ti stai chiedendo qual’è la differenza tra la Pranopratica e la Pranoterapia.

Ti chiarisco subito la questione: NESSUNA! Tecnicamente stiamo parlando della stessa cosa, chiamata solo in 2 modi diversi.

Ma allora perché questo doppione tra Pranopratica e Pranoterapia? Leggi il mio articolo e lo scoprirai…

pranopratica-o-pranoterapia

Il controllo di tale energia, del prana, è il punto focale della pranoterapia, o per meglio dire pranopratica, ed è niente di meno che l’obiettivo supremo anche delle più antiche forme orientali di Yoga, ovvero le tecniche avanzate di Pranayama (da prana “energia vitale” e yama “controllo”) come il Kriya Yoga, un percorso spirituale che consiste in una serie di tecniche avanzate di meditazione, la cui pratica continua può portare alla liberazione dell’anima dalle sue catene, elevandola ad un livello divino. Il Kriya Yoga ebbe origine in India migliaia di anni fa e divenne famoso in Occidente grazie all’operato di Paramhansa Yogananda, uno tra i più famosi yogi e guru indiani, che diffuse la sua dottrina in occidente tra il 1920 e il 1952.

Paramhansa Yogananda
L’ultimo sorriso di Paramhansa Yogananda prima del suo mahasamadhi il 7 marzo 1952



La pranopratica, che in Italia si è più che altro diffusa come pranoterapia, è una disciplina olistica che studia e utilizza prana come strumento per la corretta vitalità della persona ed è strettamente legata alle filosofie orientali, quali l’Ayurveda e il Taoismo.
Il prana, in quanto energia costituente l’universo stesso, ha radici così profonde e spirituali nell’uomo che dovremo attendere ancora qualche tempo prima che la società comune, soprattutto quella scientifico-medica, possa accettare e quindi confermare le qualità terapeutiche del prana (ovvero la Pranoterapia) ma in attesa che i tempi siano maturi, nella cosiddetta Nuova Era Acquariana, possiamo al momento accontentarci della sua applicazione per la prevenzione e per il mantenimento della salute. Questo è, infatti, l’inquadramento e l’utilizzo “istituzionale” del prana con la Pranopratica, e poiché il progresso generale è sempre graduale e procede per gradi, essere arrivati, dopo anni di discussioni e dibattiti, a definire e regolamentare alcuni aspetti del prana è già una tappa importante.
Per perfezionare i rapporti istituzionali sempre più produttivi e proficui, anche in riferimento alle varie Leggi Regionali e PDL nazionali sulle DBN/DOS* che parlano sempre e solo di prevenzione e mantenimento nell’ambito del Benessere e della Salute, si è quindi preferito eliminare la parola “terapia” al fine di non generare equivoci legislativi e ribadire bene, in questa fase di emancipazione sociale del prana, l’ambito giuridico di azione del prana che non invade assolutamente il campo del sanitario, ma agisce per il mantenimento dello stato di salute e per la prevenzione, semmai integrando l’opera della Medicina ufficiale e della Medicina Complementare. E già in questi due campi della salute (prevenzione e mantenimento) il prana può fare veramente molto!
La Prano-Pratica entra quindi a far parte, a pieno titolo, delle Discipline del benessere bionaturali e delle discipline olistiche per la salute. Questo è già un successo, anche se, ovviamente, siamo ai primi passi del cammino da fare: passi fondamentali e determinanti per i futuri sviluppi.

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